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Addominali: conosciamoli meglio!

La parola addominali viene spesso utilizzata per parlare di alcuni esercizi che vengono svolti in palestra; in realtà per addominali si intende il gruppo di muscoli che quegli esercizi vanno a rinforzare!

Non molti sanno che per “addominali” si intende l’insieme di quattro muscoli diversi, e che possiamo rinforzarli con esercizi specifici e diversi.

Andiamo quindi a conoscere questi quattro muscoli e poi vediamo perchè è importante rinforzarli per la salute del nostro corpo!

  • i retti dell’addome sono i più famosi ed i più superficiali, quelli che conosciamo bene come tartaruga. Il loro compito è avvicinare il petto al pube chiudendo l’addome. Sono i più allenati in palestra eppure sono i meno utili alla nostra postura!
  • gli obliqui divisi in interni ed esterni si incontrano sulla linea centrale alba e creano una rete ad “x” intorno all’addome. La loro attività permette di flettere e ruotare l’addome; stabilizzare i movimenti dell’addome. Sono attivi nella espirazione
  • il trasverso dell’addome è il muscolo più profondo, crea un “corsetto” intorno al nostro addome. E’ un muscolo stabilizzatore del tronco ed un espiratore.

Perchè è importante rinforzare i muscoli addominali

Abbiamo visto che sia i muscoli obliqui dell’addome sia il trasverso dell’addome stabilizzano. Cosa significa all’atto pratico?

Significa che ogni volta che noi muoviamo gambe e braccia o ruotiamo il tronco (movimenti che facciamo ogni giorno) il nostro addome ci rende stabili e mantiene l’equilibrio.

In questo modo, evita che facciamo movimenti sbagliati, ed evita di andare a sovraccaricare le vertebre, prevenendo così dolori o problematiche alla colonna.

Se la nostra muscolatura addominale è forte ed equilibrata riesce quindi a prevenire problematiche di mal di schiena, ernie discali, ernie addominali.

Come rinforzare gli addominali?

Gli addominali si rinforzano con l’esercizio, individuale o assistito.

Sia in fase preventiva che in fase terapeutica è molto importante eseguire esercizi mirati e specifici per rinforzare gli obliqui ed il trasverso che come abbiamo visto hanno un ruolo di stabilizzazione fondamentale nella salute della nostra schiena.

Il rinforzo specifico del retto dell’addome non è consigliato in presenza di disfunzioni del pavimento pelvico o di dolore lombare, ed in generale è sempre meglio rinforzarlo solo dopo aver imparato a stabilizzare l’addome in modo corretto.

Quali sono riassumendo i benefici di un corretto rinforzo addominale:

  • stabilizza l’addome
  • migliora esteticamente l’addome
  • aiuta nella prevenzione del dolore lombare
  • aiuta nella prevenzione delle disfunzioni del pavimento pelvico
  • aiuta nella prevenzione delle disfunzioni addominali (ernia addominale, diastasi retti)

Un’ottimo modo per rinforzare l’addome in modo sicuro è la ginnastica addominale. Leggi l’articolo in cui parlo di questo!

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Esercizi di Kegel e pavimento pelvico

Il pavimento pelvico è un ragione muscolare, della forma di un rombo, che si estende dal coccige alla sinfisi pubica e circonda l’uretra, la vagina, la vescica e l’apparato rettale.

È la parte muscolare del perineo femminile, che invece comprende alcuni organi e parti molli come la vescica, e che chiude in basso la pelvi.

Rappresenta la regione fondamentale per la defecazione, la minzione e l sessualità, e per questo è stata soggetta, nel corso del tempo, a molteplici tabù culturali.

Solamente recentemente si è iniziato a discutere della prevenzione delle lacerazioni perineali dovute al parto, oppure delle misure di riabilitazione del pavimento pelvico nell’incontinenza urinaria femminile.

Una corretta riabilitazione del pavimento pelvico porta spesso a poter evitare interventi di tipo farmacologico, ma anche più invasivi come interventi chirurgici.

È fondamentale sapere che la corretta cura del proprio pavimento pelvico inizia con la comprensione della sua funzione e della sua importanza.

Cosa sono gli esercizi di Kegel?

Grazie a numerosi studi scientifici oggi l’approccio conservativo per la cura e la prevenzione di questa condizione, ne evita o ne cura l’insorgenza, e comunque permettono di aggirare approcci più invasivi.

Una delle tecniche conservative è la chinesiterapia, che prevede lo sviluppo dei muscoli attraverso alcuni esercizi di rilassamento e contrazione. Eseguendo anche i cosiddetti esercizi di kegel, si aumenta inoltre l’afflusso di sangue ai muscoli migliorando anche il trofismo della mucosa vaginale.

Questi ultimi, sono semplici contrazioni volontarie ripetute dei muscoli del pavimento pelvico, che ne aumentano il tono e la resistenza, in particolar modo nei casi di incontinenza urinaria. Aiutano infatti a rafforzare lo sfintere uretrale, riducendo le perdite di urina incontrollate, poiché i muscoli acquistano più resistenza.

La loro praticità deriva dal fatto che, una volta riabilitati correttamente, possono essere eseguiti ovunque, sia seduti che in piedi o distesi, ed in qualunque momento della giornata.

Presa di coscienza ed esercizi di Kegel

L’esercizio di kegel non è un fai da te ma parte di un percorso riabilitativo.

La buona riuscita del trattamento di chinesiterapia non risulta infatti solo dal rinforzo del pavimento pelvico ma anche dalla capacità di inserirlo e attivarlo durante le azioni quotidiane.

Anche i gesti più semplici, come sollevare un peso, starnutire o tossire, sollecitano questi particolari muscoli, aumentando la pressione interna.

È quindi fondamentale possedere il giusto tono della muscolatura ma anche sapere come utilizzarlo durante tutti i giorni, per prevenire e curare incontinenza urinaria e lacerazioni post parto.

L’importanza della prevenzione

Molte donne spesso scoprono l’esistenza del muscolo pelvico solamente in momenti particolari della loro vita, ad esempio durante il parto, perché viene sottoposto a grandi sforzi non avendolo preparato a dovere per sopportarli.

In un parto, un perineo non adeguatamente preparato, può andare incontro a lacerazioni dolorose e fastidiose. Allo stesso modo, capita molto frequentemente che alcune neo-mamme si trovino spesso a fronteggiare problemi di incontinenza urinaria.

Seguire un percorso di prevenzione sul pavimento pelvico durante la gravidanza o in qualunque fase della vita aiuta la donna a non soffrire di incontinenza urinaria e a migliorare la consapevolezza di questa parte cosi importante del corpo femminile.

Se vuoi scaricare i miei consigli per iniziare a migliorare il tuo pavimento pelvico, clicca qui!

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Prolasso degli organi pelvici

Si parla di prolasso degli organi pelvici quando uno, o più, degli organi del bacino scende verso il basso; è un evento fastidioso e limitante che compare in due momenti principali della vita della donna: il post parto e la menopausa.

Quando e perchè si verifica il prolasso?

I nostri organi pelvici sono sostenuti da legamenti e fasce alle ossa del bacino. Quando c’è un indebolimento di queste strutture come in menopausa, oppure un forte traumatismo come nel parto, può crearsi il prolasso di vescica (cistocele), retto (rettocele) o utero (isterocele). Solitamente in presenza di un prolasso troviamo la muscolatura del pavimento pelvico molto indebolita, e questo facilita ulteriormente la discesa degli organi che non hanno la forza del “pavimento” di sostegno sotto di loro.

Ci sono diversi livelli di gravità e quindi di discesa del prolasso che vanno da I a IV, e sono molto importanti per la decisione del tipo di intervento da intraprendere.

Quali sono i sintomi di prolasso?

I sintomi più frequenti in presenza di prolasso anteriore (utero e vescica) sono peso al basso ventre, sensazione di non aver svuotato completamente la vescica, dolore ai rapporti. Spesso la donna può sentire durante l’igiene intima una “pallina” nell’apertura vaginale che non aveva mai sentito, più frequentemente la sera che la mattina.

I sintomi del prolasso infatti tendono a peggiorare la sera, soprattutto in donne che stanno in piedi o in attività tutto il giorno.

Il prolasso posteriore (rettale) può dare sintomi come sensazione di incompleto svuotamento alla defecazione, dolore o peso in zona anale.

Quali sono le cure?

Nel trattamento del prolasso fondamentale è la stadiazione. Per i prolassi di I e II tipo è consigliata la riabilitazione del pavimento pelvico, per i gradi maggiori l’intervento chirurgico di riposizionamento degli organi pelvici. Vediamoli insieme.

Riabilitazione del prolasso

La riabilitazione del pavimento pelvico consente di

  • migliorare la gestione del prolasso e favorire il riposizionamento degli organi
  • ripristinare il “pavimento” muscolare di sostegno degli organi pelvici
  • ripristinare l’idratazione tessutale che è molto importante per evitare recidive e peggioramenti
  • educare al movimento corretto e rinforzare la muscolatura per evitare recidive e peggioramenti

La riabilitazione è importante anche in preparazione dell’intervento chirurgico.

L’intervento chirurgico prevede di “fissare” nuovamente gli organi pelvici alle ossa del bacino con dei legamenti artificiali; è fondamentale che il nuovo assetto trovi un buon muscolo su cui appoggiarsi e dei tessuti ben idratati per poter rimanere in sede!

Se paragoniamo infatti gli organi pelvici ad una nave, gli ancoraggi ai legamenti, le ossa del bacino alle banchine del porto e l’acqua ai muscoli del pavimento pelvico; capiamo bene come sia importante sviluppare un buon muscolo per sostenere gli organi che si appoggiano sopra!

Ecco un video dove parlo di questo:

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Incontinenza urinaria femminile

L’incontinenza urinaria è un problema di cui tantissime donne nel corso della vita soffrono.

Partiamo sfatando un mito: perdere urina non è mai normale. E allora perchè succede?

La continenza urinaria è garantita innanzitutto dal buon funzionamento di pavimento pelvico e vescica, che lavorano in modo coordinato.

Quando il pavimento pelvico è attivo il muscolo detrusore della vescica si rilassa (fase di riempimento), mentre quando il detrusore della vescica di contrae il pavimento pelvico si rilassa per permettere la fuoriuscita dell’urina.

Quando il pavimento pelvico, il detrusore della vescica e/o le pressioni interne al bacino non lavorano più correttamente, può insorgere incontinenza urinaria.

Il ruolo del pavimento pelvico

Il pavimento pelvico è un insieme di muscoli di cui abbiamo già parlato. Quando è ipotonico, o ipertonico, può creare incontinenza urinaria.

Quali sono le cause di ipotonia nel pavimento pelvico:

  • dopo il parto, momento in cui il muscolo viene stirato o lesionato per il passaggio del feto
  • errori durante la minzione o la defecazione, o durante la gestione degli stessi nella giornata
  • eccesso di sport con forti aumenti della pressione intraddominale (pesistica)
  • lavoro con forti aumenti di pressione intraddominale
  • scarso tono di stabilizzazione generalizzato (vedi articolo sulla core stability)
  • tosse frequente o urla frequenti (aumentano la pressione intraddominale)

In presenza di un ipotono del pavimento pelvico frequente è la incontinenza da sforzo, ossia che avviene durante uno sforzo fisico quale saltare, starnutire, tossire ecc.

Quando invece il pavimento pelvico è IPERTONICO, quindi non si rilassa, la vescica non riesce a svuotarsi completamente durante la minzione e ci può essere una incontinenza successiva.

Quali sono le cause di pavimento pelvico ipertonico:

  • errori di respirazione
  • eccesso o errori nell’esecuzione dello sport
  • infiammazioni pelviche
  • endometriosi
  • posturali

Il ruolo della vescica

Il detrusore della vescica è un muscolo liscio, che non è sottoposto al nostro controllo volontario ma è gestito dal sistema nervoso autonomo.

Può succedere che il detrusore vescicale inizi a contrarsi molto può frequentemente del normale, e questo comporta aumento della frequenza della minzione, urgenza minzionale (devo correre in bagno) fino anche alla incontinenza da urgenza.

In aggiunta, il detrusore della vescica lavora sempre in coordinazione con il pavimento pelvico. Quando quest’ultimo è ipotonico o ipertonico la coordinazione viene meno, e la vescica perde la capacità di capire quando attivarsi o quando rimanere rilassata; può conseguire incontinenza.

Come risolvere il problema? La riabilitazione del pavimento pelvico

Le possibilità di cura per l’incontinenza urinaria sono tante. La prima indicazione terapeutica è la riabilitazione del pavimento pelvico.

Il fisioterapista a seguito della valutazione del quadro clinico cura il disturbo con tecniche riabilitative, esercizi, atti a recuperare la continenza e permettere il mantenenimento della continenza urinaria nel tempo.

I risultati sono eccellenti sia nell’immediato che ai controlli successivi, la risoluzione è quasi sempre completa.

Prevenire è meglio che curare!

Consiglio sempre una valutazione del pavimento pelvico in gravidanza o nel post parto, perchè iniziare a prendersi cura del pavimento pelvico in questa fase è fondamentale e permette di prevenire l’insorgenza di incontinenza successiva. Se vuoi avere qualche consiglio utile ti consiglio di scaricare la guida che ho preparato sul pavimento pelvico, ti aiuterà già ad iniziare la prevenzione!

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Nevralgia del Pudendo

nevralgia pudendo

La nevralgia del pudendo o Sindrome del canale di Alcock è la compressione del nervo pudendo all’interno di una o più aree del suo passaggio all’interno del bacino, tra cui il canale di Alcock (da qui il nome della sindrome), cui si associa un dolore perineale, perianale e genitale.

Cosa è il nervo pudendo

Il nervo pudendo è un nervo misto che origina dalle radici sacrali (S2-S3-S4); passa al di sotto del muscolo piriforme, passa attraverso il grande forame ischiatico, gira attorno alla spina ischiatica, poi passa attraverso il piccolo forame ischiatico, adeso al muscolo otturatore interno, ed entra dunque nella fossa ischioanale, passando insieme ai vasi pudendi nel canale di Alcock.

La compressione del nervo può avvenire in diversi punti:

  • Lo spazio tra i legamenti sacrotuberoso e sacrospinoso (~ 70% dei casi)
  • All’interno del canale di Alcock (~ 20% dei casi)
  • Ovunque lungo il corso del nervo pudendo o suoi rami

Cause e fattori di rischio

La compressione del nervo pudendo può essere causata o favorita da varie patologie e condizioni che interessano l’area del bacino e della pelvi come ad esempio:

  • danni meccanici e/o infiammatori rivolti al nervo e/o a strutture ad esso vicine;
  • fratture del bacino/anca;
  • infiammazioni;
  • fibrosi;
  • uso prolungato della posizione seduta;
  • uso prolungato della bicicletta;
  • pizzicamento da parte dei legamenti pelvici posteriori, compresi i legamenti sacro-tuberosi e sacro-spinali;
  • pizzicamento nel canale di Alcock;
  • pizzicamento nel processo falciforme del legamento sacro-tuberoso;
  • parto;
  • radiazioni;
  • esercizio fisico prolungato;
  • esercizi fisici svolti in modo errato;
  • interventi per la cura delle emorroidi;
  • herpes genitale;
  • traumi severi e singoli, ma anche lievi ma ripetuti;
  • edema
  • idiopatica, cioè è causata da nessuna ragione apparente

Sintomi della nevralgia del pudendo

La sintomatologia può sopraggiungere bruscamente, in modo acuto, o svilupparsi nel tempo, cronicamente. Il tipo di dolore è un dolore neuropatico. I sintomi possono essere vari:

  • parestesie;
  • dolori appena accennati o molto intensi nella regione perineale (tra l’ano e l’organo sessuale);
  • bruciori;
  • tensioni;
  • fitte;
  • perdita di sensibilità;
  • sensazioni di caldo o freddo.

I pazienti descrivono un dolore intenso, acuto, una sensazione di bruciore e, occasionalmente, insensibilità. È stata descritta anche la sensazione di un corpo estraneo presente a livello del retto o della vagina.

Il dolore ha la caratteristica di peggiorare in posizione seduta e di ridursi stando in piedi, sdraiati o seduti sul gabinetto. Il dolore può essere localizzato in un’area soltanto, in diverse aree, bilaterale o unilaterale; spesso il dolore è mediale e si associa a problemi urinari, rettali e sessuali (in particolare anorgasmia e disfunzione erettile).

Il dolore è più intenso durante il giorno, quando il paziente è seduto (ad esempio durante le attività lavorative) o quando indossa abiti aderenti.

Il dolore perineale si associa a vari altri problemi, tra cui:

  • problematiche urinarie
  • problematiche anorettali (dischezia, aumento del dolore dopo la defecazione),
  • problematiche sessuali (dispareunia, intolleranza al contatto vulvare, esacerbazione del dolore post-coitale, eccitazione genitale persistente, disfunzione erettile)
  • dolore miofasciale localizzato alla natiche
  • sciatalgia a livello del tronco.

Diagnosi e terapia

La diagnosi si basa sull’anamnesi (raccolta di tutti i dati relativi al paziente ed alla sua storia) e l’esame obiettivo (la visita vera e propria). Sintomi tipici sono l’aggravamento del dolore quando il paziente è seduto; il dolore non provoca il risveglio durante la notte ed è alleviato dall’anestesia con blocco del nervo pudendo.

Il trattamento della neuropatia del pudendo è multifattoriale e prevede la associazione tra diverse figure professionali in equipe.

I trattamenti che si sono mostrati più efficaci sono:

  • trattamento farmacologico del dolore neuropatico
  • stimolazione percutanea del nervo tibiale posteriore
  • fisioterapia

Le infiltrazioni del nervo pudendo con anestetico eliminano il dolore ma hanno un effetto limitato nel tempo (vengono usate come test). Nelle forme refrattarie alle cure mediche è spesso efficace la decompressione chirurgica transgluteale del nervo pudendo.

Nei casi in cui anche la chirurgia sia inefficace, si può prendere in considerazione l’impianto di un neurostimolatore a livello del cono terminale.

Il ruolo della fisioterapia

La fisioterapia in associazione alle cure farmacologiche può fornire un grande aiuto nella nevralgia del pudendo.

  • TENS
  • PTNS O TTNS stimolazione del nervo tibiale posteriore
  • riabilitazione del pavimento pelvico
  • rilassamento miofasciale della muscolatura del bacino (in particolare piriforme e otturatore)

Se vuoi maggiori informazioni o vuoi prenotare un appuntamento o una consulenza, clicca qui.

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Sindrome del piriforme

sindrome del piriforme

La sindrome del Piriforme è una sindrome dolorosa di intrappolamento del nervo sciatico a livello di un muscolo che si trova in zona glutea, il piriforme.

Questo muscolo si estende dalla superficie del sacro al bordo superiore del grande trocantere del femore. Durante certi movimenti e soprattutto in certe posizioni, questo muscolo può comprimere il nervo sciatico e creare una sintomatologia di dolore che si irradia dalle natiche fino al piede.

Sintomi della Sindrome del Piriforme

  • Dolenzia persistente cronica
  • Formicolio o intorpidimento
  • Dolore che aumenta in alcuni movimenti (come stare seduti)
  • Sensazione di intorpidimento

Questi sintomi iniziano nelle natiche e possono estendersi verso il basso all’intera parte posteriore della coscia e del polpaccio, e talvolta fino al piede.

Il dolore peggiora quando il piriforme preme sul nervo sciatico (ad esempio, quando si sta seduti sul water, sul sedile di un’automobile o su un sedile di bicicletta stretto, oppure mentre si corre).

Fondamentale è la diagnosi differenziale che effettua il medico od il fisioterapista tra sindrome del piriforme, sciatalgia e nevralgia del pudendo.

Cause e terapia

Tra le cause più frequenti della sindrome del piriforme ci sono

  • problematiche posturali della colonna, del bacino e dell’anca
  • problematiche muscolari, eccessiva rigidità, contratture
  • problematiche di scorrimento del nervo

Quali sono le migliori terapie riabilitative?

Terapia manuale fisioterapica: vengono effettuati al paziente massaggi trasversali profondi a livello del muscolo, accompagnati sempre da stretching.

Riabilitazione posturale: in base alle cause della sindrome (deficit dei muscoli delle anche, rigidità della colonna e della muscolatura posteriore delle gambe). Il trattamento posturale è fondamentale non solo per la risoluzione del problema ma anche per evitare fastidiose recidive.

Durante il periodo del trattamento può essere utile, nelle ore di sonno, l’utilizzo di un cuscino collocato tra le ginocchia per cercare di favorire il rilassamento del muscolo piriforme, e la sospensione temporanea delle attività che peggiorano i sintomi.

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Pavimento pelvico

Oggi vi parlo di pavimento pelvico, questo mis-conosciuto. Fino a poco tempo fa è stato considerato un tabù; oggi se ne parla tanto, ma è importante dire le cose giuste!

Cosa è innanzitutto: un insieme di muscoli e legamenti che chiude inferiormente il bacino e  svolge le funzioni di sostegno dei visceri pelvici, mantenimento della continenza urinaria e fecale e permette una sessualità soddisfacente.

Difficile? Proviamo a spiegarlo con un’immagine semplice.

pavimento pelvico

Il pavimento pelvico come un’amaca

I pali di legno sono le ossa del bacino , in cui i muscoli del pavimento pelvico si inseriscono.

Le corde dell’amaca sono i collegamenti con cui gli organi pelvici ed il pavimento pelvico si inseriscono nel bacino (in anatomia sarebbero tendini e legamenti).

L’amaca sono i muscoli del pavimento pelvico, che sorreggono i visceri pelvici (la persona che ci sta sopra).

L’acqua rappresenta il piano perineale, e cioè l’area in cui trovate le aperture di apertura di vescica e retto.

Torniamo al nostro esempio: quando gli assi di legno sono nella giusta posizione, le corde tengono saldamente agli assi di legno, la struttura dell’amaca è buona, e la persona sopra non è troppo pesante, allora l’amaca rimarrà a pelo dell’acqua (sul pavimento pelvico avremo continenza urinaria e mantenimento della statica pelvica).

Se invece una delle componenti che vi ho appena citato non funziona correttamente, si verificano diverse situazioni. Se le strutture sono troppo “lente” si verificano due situazioni (insieme oppure soltanto una delle due)

  • l’amaca sprofonderà sotto l’acqua (creando un prolasso di uno o più organi pelvici)
  • si creeranno delle aree di maggior tensione in una parte dell’amaca e creare delle falle (favorendo una incontinenza urinaria/rettale)

Se le strutture sono troppo “tirate” invece si verificano altre situazioni

  • si perde l’elasticità dell’amaca e la persona si sente appoggiata su una struttura troppo “rigida” che gli fa male (ipertono del pavimenti pelvico)
  • si perde l’elasticità dell’amaca e la persona spinge e si sposta continuamente per cercare un nuovo equilibrio (urgenza urinaria)

Vi ho portato un esempio perchè capire dove è e cosa fa il nostro pavimento pelvico è molto difficile, sia per complessità anatomica sia perchè non lo vediamo.

Funzioni del pavimento pelvico

Dall’esempio forse avete compreso che la salute del pavimento pelvico, insieme alla salute delle strutture che lo collegano al bacino, è fondamentale per diverse funzioni:

  • continenza urinaria e fecale
  • mantenimento della statica pelvica
  • sessualità soddisfacente

Insieme a queste ci sono poi le componenti posturali di cui abbiamo già parlato nell’articolo sulla core stability.

Come fare a ristabilire la posizione corretta dell’amaca (e quindi come riabilitare il pavimento pelvico) ne abbiamo già parlato qui.

Questo è invece il video in cui parlo di questo. Se il video ti è piaciuto, condividilo! Aiuterai altre persone a capire di più su quest’area e sulle disfunzioni che vi sono associate.

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Dolore lombare in gravidanza

dolore lombare in gravidanza

Il dolore lombare durante la gravidanza è purtroppo un disturbo molto frequente.

Più tipicamente compare intorno agli ultimi tre mesi di gravidanza, ma può verificarsi anche nei mesi precedenti.

Quali sono le cause di dolore lombare in gravidanza?

Durante la gravidanza il corpo della donna si modifica, e cosi anche la postura che si sposta sempre più in avanti all’accrescersi della pancia.

All’aumentare del carico anteriore aumenta anche la tensione e le pressioni che si esercitano sui muscoli e sulle vertebre posteriori, creando cosi un sovraccarico che può sfociare in dolore.

Inoltre, all’aumentare dell’addome si verifica uno stiramento dei muscoli addominali, che non riescono più a stabilizzare la postura (se non lo hai già visto, ti rimando all’articolo di core stability).

Durante gli ultimi mesi di gravidanza inoltre si verificano dei cambiamenti ormonali che portano a rilassare muscoli e legamenti nel corpo della donna.

Ottimo per preparare il parto, ma diminuisce la capacità muscolare di sostenere la postura, e questo aumenta ancora di più il carico sulla colonna posteriore.

Come migliorare il dolore lombare in gravidanza?

Ecco alcuni consigli pratici che puoi utilizzare fin da subito!

  • respira profondamente: il diaframma che è il nostro muscolo respiratore principale aiuta ad eliminare le tensioni posteriori (vedi l’articolo respirazione)
  • fai una valutazione ed inizia un training sul pavimento pelvico. ti aiuterà anche per il dolore lombare.
  • mantieniti in attività e mantieni la giusta mobilità, con attenzione soprattutto agli esercizi di stabilizzazione. Se hai dubbi su come fare, rivolgiti ad un fisioterapista.

Dopo la gravidanza il dolore lombare passa?

Nel 50% delle donne il dolore lombare si esaurisce nei tre mesi dopo il parto.

A volte però lo stiramento della muscolatura addominale permane, e se non avevi lavorato sul pavimento pelvico in gravidanza ci sono molte probabilità che ci siano disfunzioni anche sul pavimento pelvico.

Il dolore lombare in queste situazioni è facilmente risolvibile con dei trattamenti mirati al dolore e degli esercizi mirati alla rieducazione dei muscoli di stabilizzazione e del pavimento pelvico!

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo!

Aiuterai moltissime donne che hanno dolore in gravidanza e non sanno come comportarsi!

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Mal di schiena e pavimento pelvico

lombalgia e pavimento pelvico

Il focus su lombalgia e pavimento pelvico nasce dalla mia esperienza clinica ed è il motivo per cui, tanti anni fa, ho intrapreso gli studi sulla riabilitazione del pavimento pelvico.

Accadeva in qualche paziente che i miei trattamenti sul dolore lombare non fossero completamente efficaci. Significa che il dolore diminuiva, ma non al 100%; ne manipolazioni né esercizi specifici riuscivano a completare il trattamento.

Allora mi sono imbattuta in studi scientifici che evidenziavano la correlazione tra dolore lombare e disfunzioni del pavimento pelvico.

Ho seguito dei percorsi di riabilitazione del pavimento pelvico, ed unendo quello che già facevo sul dolore lombare alle nuove conoscenze sulla riabilitazione del pavimento pelvico ho ottenuto risultati eccellenti.

Lombalgia e pavimento pelvico come sono collegati?

Il pavimento pelvico è collegato al distretto lombare sia per motivi biomeccanici che funzionali.

A livello biomeccanico origini ed inserzioni dei muscoli del pavimento pelvico sono sulle ossa del bacino, ed un movimento del pavimento pelvico determina un avvicinamento o allontanamento tra pube e coccige.

Il bacino è collegato a sua volta tramite il sacro alla colonna lombare, per cui un movimento del bacino determina un movimento della lombare e viceversa.

Questo già ci fa capire l’importanza biomeccanica della correlazione tra pavimento pelvico e lombalgia.

In più il pavimento pelvico lavora come stabilizzatore dell’area lombare come abbiamo già visto nell’articolo di Core stability.

Una disfunzione del pavimento pelvico crea un indebolimento della stabilizzazione lombare e quindi un aumento delle pressioni esercitate sulla colonna, con conseguente aumento del dolore lombare associato.

Quali sono i sintomi?

Quando è importante andare a correlare lombalgia e disfunzioni al pavimento pelvico?

Quando soffrite di dolore lombare ricorrente ed avete sintomi quali prolasso, incontinenza urinaria o fecale, dolore pelvico ricorrente, stipsi ostinata.

Un fisioterapista con formazione avanzata in riabilitazione del pavimento pelvico saprà accertarvi la disfunzione del pavimento pelvico associata a lombalgia e curare all’interno delle sue sedute entrambi questi aspetti.

Devo svolgere degli esami diagnostici?

Solitamente è sufficiente una valutazione fisioterapica per inquadrare e risolvere il problema. Qualora ci fosse bisogno di esami urologici o proctologici sarà cura del fisioterapista che vi segue inviarvi a visita dallo specialista.

Qual è la cura migliore per risolverlo?

La cura migliore per lombalgia e disfunzioni del pavimento pelvico prevede di associare al trattamento riabilitativo specifico per lombalgia il trattamento di riabilitazione del pavimento pelvico.

I risultati sono eccellenti come evidenziano anche studi scientifici come questo.

Ecco un video dove ne parlo in modo più approfondito!

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Core stability

Esercizio di core stability

Con il termine core stability si intende generalmente un rinforzo della muscolatura di stabilizzazione del tronco.

Tra i muscoli stabilizzatori in ambito riabilitativo grande validità hanno i cosiddetti stabilizzatori profondi, che sono:

  • multifido
  • trasverso addominale
  • pavimento pelvico
  • diaframma respiratorio

A cosa servono questi muscoli?

La loro funzione è agire come stabilizzatori centrali del movimento, quindi rendono stabili addome e pelvi durante i movimenti degli arti (gambe e braccia) e del tronco stesso.

I muscoli della core stability, quando correttamente allenati, permettono di gestire i carichi che si ripercuotono sulla nostra colonna e sul nostro addome, in modo tale da

  • non sovraccaricare le vertebre lombari
  • non sovraccaricare la parete addominale
  • non creare pressioni eccessive sul pavimento pelvico

Benefici dell’allenamento core stability

Grazie ad un rinforzo di questi muscoli è possibile migliorare la stabilità dei nostri movimenti e del nostro corsetto lombare, in particolare aiuta a

  • prevenire il dolore lombare
  • prevenire ernie addominali/inguinali
  • prevenire disfunzioni al pavimento pelvico

Può essere utilizzata anche come esercizio terapeutico adattato durante un percorso di riabilitazione. Avere una core stability allenata, soprattutto i muscoli profondi di stabilizzazione permette quindi di

  • ridurre il dolore lombare
  • modificare la postura
  • modificare i movimenti che effettuiamo durante la vita quotidiana
  • gestire i movimenti addominali in presenza di ernie addominali/inguinali
  • coadiuvare insieme ad un percorso riabilitativo adeguato, la gestione di disfunzioni pelviche e prolasso

Quando è importante rinforzarli?

In fase preventiva è importante inserirli all’interno del proprio allenamento settimanale. Se non eseguiamo attività motoria iniziamo!

E’ scientificamente dimostrato che una attività motoria corretta e costante incide sull’umore e sulla nostra qualità di vita. Inserendo questo tipo di esercizi, ottimizzeremo i risultati per la nostra salute.

Come attività terapeutica sono fondamentali se soffrite di una delle problematiche di cui ho parlato sopra.

E’ importante però dire che in questo caso l’allenamento deve essere definito da un professionista e personalizzato.

Ecco un video in cui parlo di questo!