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SESSUALITA’ ED ESERCIZI DI KEGEL

Gli esercizi di Kegel sono esercizi di rinforzo della muscolatura del pavimento pelvico e ve ne ho già parlato qui. Oggi ne parliamo per il loro legame con la sessualità.

Ne sento spesso parlare come di esercizi magici per migliorare le prestazioni sessuali ed il piacere durante i rapporti.

Vediamo ora come, quando e perchè i Kegel funzionano per questi obiettivi e quando no.

Come funzionano gli esercizi di Kegel

La muscolatura del pavimento pelvico è molto importante per la sessualità. Dalla funzionalità di questi muscoli dipende anche la elasticità dei tessuti pelvici e la circolazione in zona pelvica.

Quindi con una buona tonicità muscolare migliorerà

  • la lubrificazione durante i rapporti (per il miglioramento del fattore vascolare)
  • la percezione durante i rapporti (per fattori recettoriali e di capacità di gestione del muscolo
  • la qualità dell’orgasmo (che prevede una contrazione riflessa di questi muscoli)

Tra tutti questi effetti positivi, una piccola attenzione.

Gli esercizi di kegel sono difficili da eseguire correttamente; dovrete prestare attenzione a non utilizzare muscoli diversi (come i glutei o l’addome) e a non esagerare quando i muscoli sono stanchi.

La percezione del lavoro muscolare vi permette di fermarvi quando i muscoli hanno esaurito la loro forza, in modo da non causare ipertono

Gli esercizi di Kegel non vanno bene per tutti

Gli esercizi di Kegel sono esercizi di rinforzo della muscolatura del pavimento pelvico. In presenza di ipertono del pavimento pelvico e/o contratture in area pelvica sono assolutamente sconsigliati.

Pertanto se sapete di avere un ipertono della muscolatura del pavimento pelvico non eseguiteli, imparando prima a rilassare correttamente la muscolatura.

Come fare gli esercizi di Kegel?

Mettetevi in posizione seduta sopra una sedia, piedi appoggiati a terra; appoggiate una pallina di gomma morbida tra ano e vagina (a contatto con la zona perineale).

Provate ad avvicinare l’area tra ano e vagina stringendo la muscolatura del pavimento pelvico e poi rilassate. L’esercizio prevede sia una contrazione del muscolo sia un successivo rilassamento.

Prestate attenzione a non contrarre glutei/addome/adduttori/muscoli della colonna; e proseguite con l’esercizio fino a che i muscoli non saranno stanchi.

Mantenete alla mente il numero di ripetizioni a cui siete arrivati prima che i muscoli si stancassero e ripartite da quel numero.

Se non sentite stringere nulla, non riuscite a capire cosa dovete stringere, sentite pochissima forza o non riuscite a rilassare vi consiglio una valutazione del pavimento pelvico con un professionista.

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Ipertono del pavimento pelvico

ipertono del pavimento pelvico

L’ipertono del pavimento pelvico è una condizione patologica in cui la muscolatura del pavimento pelvico (guarda l’articolo sul pavimento pelvico) è costantemente contratta fino a sviluppare contratture muscolari o retrazioni muscolari.

Perchè si verifica l’ipertono?

Lipertono del pavimento pelvico può essere

  • conseguente a posture scorrette, scorretti posizionamenti del bacino, respirazione errata
  • conseguente a sindromi dolorose del pavimento pelvico (dolore ai rapporti, sindrome del dolore pelvico, vulvodinia, nevralgia del pudendo). L’ipertono è una risposta protettiva al dolore
  • conseguente a traumi sul sacro o sul coccige (anche in età giovanile). E’ sempre una risposta protettiva al dolore

Solitamente la contrazione della muscolatura è involontaria, ossia non ci si accorge di starla contraendo e pertanto è più difficile riuscire a rilassarla.

Cosa comporta un ipertono del pavimento pelvico?

L’ipertono del pavimento pelvico determina differenti disfunzioni in area pelviperineale ed anche dolore e disfunzioni ai distretti limitrofi.

In particolare:

  • ritenzione urinaria: durante la minzione il pavimento pelvico deve potersi rilassare. In presenza di ipertono la muscolatura non si rilassa mai completamente e quindi la pipì non esce tutta durante la minzione con sensazione di incompleto svuotamento urinario
  • ritenzione anale: durante la defecazione il pavimento pelvico (muscolo puborettale) deve potersi rilassare. In presenza di ipertono la muscolatura non si rilassa mai completamente e quindi le feci non escono mai completamente durante la minzione con sensazione di incompleto svuotamente rettale
  • dolore ai rapporti sessuali: durante i rapporti i muscoli del pavimento pelvico devono rilassarsi per permettere la penetrazione. In presenza di ipertono la muscolatura non si rilsserà adeguatamente e la penetrazione sarà dolorosa
  • dolore durante l’orgasmo: l’orgasmo è una contrazione riflessa del pavimento pelvico. Se c’è ipertono l’orgasmo (sia maschile che femminile) può risultare doloroso.
  • secchezza vaginale: l’ipertono del pavimento pelvico comporta un deficit di circolazione in area pelvica. Conseguentemente le mucose saranno più secche (e meno lubrificate durante i rapporti)
  • cistiti frequenti: il deficit di circolazione in area pelvica determina una secchezza delle mucose ed una perdita dello strato protettivo contro i patogeni esterni rendendo l’area vaginale più soggetta a cistiti ricorrenti
  • sindrome del nervo pudendo: l’ipertono della muscolatura del pavimento pelvico può determinare l’intrappolamento di alcune fibre del nervo pudendo con sensazione di bruciore urente/fastidio/prurito in area genitourinaria anale.

Alcune conseguenze dell’ipertono del pavimento pelvico (sindrome del nervo pudendo, dolore ai rapporti) possono essere anche causa stessa di ulteriore contrattura dei muscoli del pavimento pelvico (più dolore provo più il muscolo si contrae ancora di più). L’ipertono del pavimento pelvico è infatti una situazione che si autoalimenta e che difficilmente si risolve senza le cure opportune.

Riabilitazione dell’ipertono del pavimento pelvico

La riabilitazione è multifattoriale e multidisciplinare, spesso si collabora in equipe riabilitativa con diversi specialisti.

Il fisioterapista esperto in riabilitazione del pavimento pelvico a seguito della valutazione del pavimento pelvico e dell’identificazione dell’ipertono stila un programma riabilitativo volto ai seguenti obiettivi:

  • risolvere l’ipertono della muscolatura del pavimento pelvico
  • valutare e riabilitare il quadro posturale del paziente
  • insegnare al paziente l’autotrattamento della muscolatura del pavimento pelvico
  • gestire l’infiammazione conseguente all’ipertono del pavimento pelvico
  • ripristinare la corretta funzione muscolare del pavimento pelvico
  • insegnare al paziente le migliori strategie per rilassare il pavimenti pelvico
  • ripristinare la corretta sinergia muscolare tra pavimento pelvico, addome e diaframma

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Disfunzioni sessuali

L’organizzazione mondiale della sanità ha definito la sessualità un diritto; anche dal punto di vista relazionale e sociale sappiamo quanto quest’area sia importante nella vita di ognuno di noi.

La disfunzione sessuale si verifica quando è presente un impedimento alla sessualità; i fattori che influenzano la sessualità sono biologici, psicologici e contestuali, e sono intrinsecamente legati.

La sessualità parte con il desiderio, influenzato soprattutto dalla componente ormonale e contestuale, ma anche psicologica. Continua con l’eccitazione in cui grande importanza riveste la componente biologica del pavimento pelvico insieme alla psicologica. Segue l’orgasmo ed il plateu, in cui fattori biologici, psicologici e contestuali concorrono insieme al raggiungimento o meno dell’ultimo.

Come incide il pavimento pelvico nelle disfunzioni sessuali?

Il pavimento pelvico è tra i principali fattori biologici che incidono sulla sessualità: la funzionalità della muscolatura e della circolazione sanguigna influenzano la corretta lubrificazione, l’orgasmo e la percezione di piacere.

Una ipoattività della muscolatura del pavimento pelvico determina

  • una iposensibilità al piacere sessuale
  • una insufficiente vascolarizzazione delle mucose vaginale fondamentale per la lubrificazione durante la fase di eccitazione.

Questo incide sia nella fase del desiderio (se non provo piacere nei rapporti sessuali difficilmente proverò desiderio); che nella fase della lubrificazione; ad ultimo creerà difficoltà nel raggiungimento dell’orgasmo (che è una contrazione riflessa della muscolatura stessa).

Una iperattività del pavimento pelvico determina

  • dolore alla penetrazione per l’incapacità dei muscoli di rilassarsi
  • dolore durante il rapporto sessuale per l’incapacità dei muscoli di rilassarsi
  • deficit di lubrificazione legata al dolore
  • difficoltà di raggiungimento dell’orgasmo legato al dolore

E’ frequente ritrovare quindi disfunzioni sia nella fase di desiderio (se ho dolore sfuggo il rapporto e non provo desiderio), sia nella fase di eccitazione (scarsa lubrificazione, con conseguenza di maggior dolore al rapporto), sia nella fase dell’orgasmo.

La presenza di dolore pelvico determina:

  • incapacità di rilassare la muscolatura
  • insufficiente lubrificazione
  • difficoltà al raggiungimento dell’orgasmo

La presenza di dolore in zona pelvica o altresi dolore ai rapporti può determinare disfunzioni della sfera del desiderio (provo dolore quindi non ho desiderio), dell’eccitazione (non riesco ad eccitarmi per il dolore) e altrettanto nella fase dell’orgasmo (l’esperienza del dolore inibisce quella del piacere).

Sintomi di disfunzione sessuale

Nella donna i sintomi da disfunzione sessuale sono la mancanza di desiderio e/o eccitazione e/o il dolore ai rapporti.

Nell’uomo i sintomi sono deficit di desiderio e/o disfunzione erettile e/o eiaculazione precoce e/o dolore ai rapporti.

Le disfunzioni sessuali spesso sono associate ad altre disfunzioni del pavimento pelvico che andranno valutate durante la visita di valutazione del pavimento pelvico.

Riabilitazione nelle disfunzioni sessuali

La riabilitazione del pavimento pelvico nelle disfunzioni sessuali mira a risolvere la causa biologica delle disfunzioni sessuali; per quanto riguarda la sfera psicologica/contestuale si affronta spesso un percorso integrato con un sessuologo.

A seconda del quadro clinico le tecniche saranno differenti:

  • risoluzione di iperattività del pavimento pelvico
  • rinforzo del pavimento pelvico
  • rieducazione del pavimento pelvico
  • eliminazione del dolore pelvico
  • ripristino della circolazione e della vascolarizzazione delle mucose pelviche
  • risoluzione/gestione della secchezza vaginale

Per ulteriori informazioni guarda la pagina Contatti oppure richiedi una consulenza.

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Pavimento pelvico e gravidanza

pavimento pelvico e gravidanza

Durante la gravidanza e durante il parto avvengono numerosi cambiamenti nel pavimento pelvico e nel perineo della neomamma. I tessuti dell’area pelvica cambiano, esattamente come la postura. Questo crea delle modificazioni biomeccaniche e muscolari, con frequenti quadri di incontinenza urinaria.

Come si modifica il pavimento pelvico durante la gravidanza?

Le modificazioni del tessuto collagene causate dal quadro ormonale della gravidanza favoriscono il rilassamento sia dei legamenti pelvici sia dei muscoli del pavimento pelvico, soprattutto nell’ultimo trimestre di gravidanza. In presenza di quadri già deboli di tessuti pelvici o precedenti disfunzioni del pavimento pelvico può favorire l’insorgenza di incontinenza urinaria e/o fecale

Allo stesso modo si modifica la postura durante la gravidanza, soprattutto nella colonna dorso lombare, a seguito dell’aumento di peso e dell’aumento volumetrico dell’addome. Questo determina un forte aumento di pressione sul pavimento pelvico, e può favorire quadri di incontinenza urinaria e/o fecale.

Cosa può succedere al pavimento pelvico in gravidanza?

Le disfunzioni più frequenti durante la gravidanza sono

  • Incontinenza urinaria da sforzo
  • Incontinenza fecale/gas

Come si modifica il pavimento pelvico durante il parto?

Il parto è un momento molto delicato per il pavimento pelvico, che svolge una funzione principe: deve essere sufficientemente elastico per permettere la fuoriuscita del feto, e la muscolatura deve potersi allungare sufficientemente per permetterlo.

Eccessive o scorrette pressioni durante le spinte, incapacità dei tessuti di rilassarsi adeguatamente o dimensioni molto grandi del feto possono creare lacerazioni muscolari o comportare la necessità di episiotomia (un taglio ostetrico a lato della vagina che permette un ampliamento del canale di uscita per il feto ma determina la lesione di alcune fibre muscolari).

I tessuti lacerati o tagliati andranno incontro a cicatrizzazione, e sarà fondamentale una riabilitazione successiva per permettergli di tornare alla giusta elasticità.

Nelle prime settimane successive alla gravidanza è fisiologica la perdita di pipì, soprattutto nei passaggi dalla posizione seduta a quella eretta e durante gli sforzi; fondamentale è ridurre al minimo il sovraccarico ed i pesi. E’ sconsigliata l’attività fisica che comporti salti/balzi/corsa e la pesistica.

In questo momento il pavimento pelvico va protetto; è stato sottoposto ad un forte stress durante il parto e la muscolatura non è ancora tornata ai livelli precedenti. Se invece ci sono state lacerazioni/episiotomia è fomdamentale una valutazione precoce del pavimento pelvico a cui far seguire una corretta riabilitazione

Cosa può succedere al pavimento pelvico nel post parto?

Le disfunzioni del pavimento pelvico più frequentemente riscontrate nel post parto sono

  • Incontinenza urinaria da sforzo
  • Prolasso degli organi pelvici
  • Dispareunia

L’importanza della riabilitazione del pavimento pelvico durante la gravidanza

La riabilitazione del pavimento pelvico durante la gravidanza evidenzia una diminuzione di disfuzioni nel post parto.  Particolare importanza hanno la presa di coscienza del piano perineale, la normalizzazione del tono del pavimento pelvico e la corretta gestione dell’aumento delle pressioni intraddominale e della respirazione diaframmatica.

L’importanza della riabilitazione del pavimento pelvico nel post parto

Nel post parto la riabilitazione del pavimento pelvico è fondamentale anche precocemente in presenza di quadri di incontinenza urinaria e fecale e di parti con lacerazioni/episiotomia.

Una valutazione ed una riabilitazione del pavimento pelvico sono consigliati a tutte le donne; spesso dopo il parto la muscolatura perde forza, ed è fondamentale ripristinarla per evitare futuri episodi di incontinenza urinaria.

La ripresa dell’attività sessuale spesso è dolorosa; qualora il dolore persista dopo i primi rapporti post parto è necessario una valutazione ed una riabilitazione del pavimento pelvico. Studi clinici evidenziano che la riabilitazione migliora l’attività sessuale ed il piacere femminile post parto e la qualità di vita delle neo mamme (Taiwan J Obstet Gynecol, Effect of pelvic floor muscle training on postpartum sexual function and quality of life: A systematic review and meta-analysis of clinical trials)

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Dolore pelvico cronico

Il dolore pelvico cronico è una sindrome dolorosa persistente o ricorrente che riguarda l’area pelviperineale e che dura da almeno tre mesi.

Come abbiamo già visto nell’articolo sul dolore cronico, il sintomo doloroso può nascere da un trauma/infiammazione in zona pelvica che cronicizza, oppure può non avere una causa apparente. Si tratta infatti di un dolore neuropatico.

A seguito della percezione di dolore si ha una risposta in contrazione riflessa della muscolatura che crea ipertono e trigger points nella muscolatura del pavimento pelvico. Inoltre si crea una iperattivazione mastocitaria che favorisce la crescita anomala di fibre recettoriali del dolore, creando una sensibilizzazione centrale del dolore.

Quali sono i sintomi?

I sintomi riguardano sia l’area urinaria (sensazione di ripienezza e/o peso vescicale, necessità di urinare spesso, sintomi simil-cistite), vaginale (dolore ai rapporti, dolore all’eiaculazione, infezioni vaginali), anorettale (peso in ampolla, sensazione di defecazione ostruita).

La maggior parte di questi sintomi sono legati all’ipertono della muscolatura del pavimento pelvico.

Quali sono i trattamenti?

Il trattamento del dolore pelvico cronico riguarda sia la risoluzione dell’ipertono della muscolatura del pavimento pelvico sia il ripristino della normale sensibilità del dolore.

Alla riabilitazione del pavimento pelvico spesso si associa una cura farmacologica ed un supporto psicologico.

E’ molto importante sottolineare che il dolore pelvico cronico non è una patologia da stress o psicologica; spesso è associata a sintomi ansioso/depressivi per il perdurare della sintomatologia dolorosa ma ansia/depressione NON sono la causa del problema.

Il dolore pelvico cronico si risolve?

Una delle domande più frequenti che mi fanno i miei pazienti. Sì, il dolore pelvico cronico si risolve, come testimoniano tantissimi miei pazienti che hanno risolto questo disturbo.

Se hai bisogno di un consulto, anche per capire se i tuoi sintomi rientrano in questa sindrome, puoi richiederlo qui.

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Dolore cronico

Il dolore cronico è definito come il “dolore che si protrae oltre i tempi normali di guarigione di una lesione o di un’infiammazione, abitualmente 3-6 mesi”.

Può anche essere presente senza evidenti lesioni o danni corporei, in questo caso rappresenta una malattia in sè, definito dolore nociplastico dalla IASP, l’associazione per lo studio del dolore.

La definizione è la seguente: dolore che emerge da un’alterata nocicezione senza lesione o minaccia di un tessuto che possa essere causa dell’attivazione dei nocicettori periferici o evidente lesione del sistema somatosensitivo che possa essere causa di dolore.

In pratica, dolore senza una causa nocicettiva, ossia senza uno stimoo esterno che mi crei dolore.

Il dolore cronico è legato alla sensibilizzazione centrale, ed alla modificazione delle vie recettoriali del dolore che porta a due fenomeni molto importanti

  • iperalgesia: sento molto doloroso un dolore che è poco doloroso
  • allodinia: sento doloroso uno stimolo che non è doloroso

All’interno del gruppo del dolore cronico troviamo la vulvodinia, il dolore pelvico cronico e la fibromialgia di cui vi parlo negli articoli dedicati, e che seguo nella mia pratica clinica in ambulatorio.

Occupandomi di cura di queste sindromi, mi preme chiarire un importante concetto. Il termine cronico si riferisce al tempo di presenza del dolore, non al fatto che rimarrà per sempre.

Le sindromi da dolore cronico sono modificabili e guaribili, con un lavoro in equipe sulla persona che tenga conto di tutte le sue componenti biopsicosociali.

Le terapie che si sono dimostrate a maggior efficacia sono le seguenti:

  • riabilitazione
  • terapia del dolore
  • attività fisica
  • agopuntura
  • terapie per la gestione dello stress
  • corretta alimentazione
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Mal di schiena, cosa significa?

Siamo sempre abituati a parlare di dolore alla schiena in termini molto generali. Ho mal di schiena è la frase tipica che diciamo al medico o al fisioterapista la prima volta che li incontriamo.

In realtà la frase “mal di schiena” dice poco o nulla, e aiuta ben poco sia il professionista, sia il paziente nella gestione del sintomo.

Innanzitutto localizziamo il dolore a seconda della sede di insorgenza; può essere cervicale, toracico, lombare e sacrococcigeo. Non è infrequente trovarlo in più di una sede.

La seconda valutazione importante riguarda la modalità di presentazione del mal di schiena.

Il dolore può può essere sempre presente, oppure intermittente: peggiorare o migliorare svolgendo alcune attività, migliorare o peggiorare in alcuni momenti della giornata.

La terza valutazione riguarda la permanenza del dolore: può essere infatti acuto o cronico.

Per acuto si intende un dolore presente da meno di tre mesi, legato ad un evento nocicettivo (ossia un evento che ha causato direttamente o indirettamente il dolore). Il dolore acuto può essere anche recidivante, ossia presentarsi diverse volte durante l’arco di un anno

Per cronico si intende un dolore presente da più di tre-sei mesi. Vi rimando all’articolo sul dolore cronico qui.

L’insieme di questi sintomi aiuta noi professionisti a scegliere il tipo di trattamento più adeguato al singolo paziente, ma aiuta anche il paziente a muoversi correttamente per il trattamento del suo dolore.

Come comportarsi in caso di mal di schiena acuto

In presenza di un dolore acuto, legato ad un evento traumatico o ad un sovraccarico, importante è mantenere un movimento rispettoso del dolore; quindi no a carichi pesanti ed a sport ad alto impatto, ma si ai movimenti di vita quotidiana. Altamente sconsigliati sono invece l’immobilità ed il riposo assoluto.

Consigliabile è l’applicazione di ghiaccio nella sede del dolore, ed eventualmente valutare con il proprio medico di riferimento un protocollo analgesico.

E’ possibile iniziare precocemente un percorso fisioterapico che utilizzi elettromedicali specifici per la gestione dell’infiammazione (tecarterapia, laserterapia).

Qualora il dolore acuto derivasse da movimenti scorretti/abitudini posturali e si ripresentasse numerose volte nel corso dell’anno fondamentale è un percorso di riabilitazione posturale.

Come comportarsi in caso di mal di schiena cronico

La gestione del dolore cronico si differenzia dal dolore acuto; fondamentale è la parte della riabilitazione e del ritorno ad un movimento corretto durante la vita quitidiana.

Il dolore cronico infatti tende a instaurare dei meccanismi che si autoalimentano in cui il dolore crea rigidità, la rigidità crea scorretta mobilità e la scorretta mobilità crea dolore.

Il ritorno ad una corretta mobilità e la riabilitazione del movimento moderano la rigidità cronica e risolvono il dolore cronico.

Se hai bisogno di una consulenza o di consigli, clicca qui.

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Respiro e perineo

Il respiro è strettamente legato al perineo, tanto che sono chiamati con lo stesso nome: uno è il diaframma respiratorio, l’altro il diaframma pelvico.

Il diaframma respiratorio è una cupola che separa la cavità toracica da quella addominale, il diaframma pelvico è una cupola che chiude in basso la cavità pelvica. Entrambi sono formati da muscoli e connettivi.

Il diaframma respiratorio è il principale muscolo respiratore del nostro corpo. Quando respiriamo scende verso il basso, quando espiriamo sale verso l’alto. Il diaframma pelvico, delle cui funzioni vi ho già parlato qui, normalmente segue il movimento del diaframma respiratorio. Scende verso il basso durante l’espirazione e sale durante l’inspirazione.

Perchè succede questo?
Il diaframma respiratorio scendendo aumenta la pressione all’interno della cavità addominale, e così anche nella cavità pelvica che ne è in continuità. Il diaframma pelvico quindi scende per l’aumento di pressione creata dalla respirazione, e sale durante espirazione.

Mi piace descriverla come un’onda che si propaga nella stessa direzione, sia in salita che in discesa.

Affinchè questo meccanismo avvenga automatico però è necessario che entrambi i diaframmi lavorino correttamente all’interno di questa sinergia.

Se un diaframma o entrambi sono disfunzionali (troppo contratti, troppo rilassati, non fanno il movimento corretto) questo meccanismo si perde come si perde altrettanto la corretta gestione delle pressioni all’interno della cavità addominopelvica.

Altresì questi due diaframmi fanno parte della core stability di cui abbiamo già parlato qui, sottolineando l’importanza della funzionalità corretta di tutti i suoi muscoli. Se uno o entrambi i diaframmi sono disfunzionali avremo ripercussioni anche sulla colonna lombare.

Come valutare respiro e perineo?

Vi lascio un semplice esercizio: sedetevi comodi su una sedia, il piano perineale appoggiato su una pallina di gomma. Inspiro diaframmatico e sento cosa succede sulla pallina, poi espiro e faccio lo stesso.

Se la sensazione è di pressione sulla pallina durante la inspirazione allora abbiamo una funzionalità normale. Se non sento nessuna differenza o sento una diminuzione della pressione, sapremo che i due diaframmi non stanno lavorando correttamente.

Come ripristinare la sinergia?

Seguendo un percorso di riabilitazione del pavimento pelvico o di riabilitazione posturale con un professionista competente è possibile ripristinare questa sinergia di movimento che è fondamentale per tanti aspetti della nostra salute.

Fondamentale per ripristinare una corretta respirazione, una corretta postura, un corretto funzionamento del pavimento pelvico e la prevenzione di disfunzioni in tutte queste aree.

Ne parlo in modo ancora più approfondito in questo video.

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Falsi miti sul mal di schiena

Oggi parliamo di mal di schiena e dei falsi miti che circolano su questo disturbo così diffuso: quasi tutti nel corso della vita sperimentano almeno una volta dolore nella zona della colonna, in uno o più punti.

Per alcuni questo disturbo si risolve in poco tempo, per altri permane per lungo tempo. Per altri ancora si ripresenta più di una volta durante il corso dell’anno.

Valutare insieme ad un professionista la/e causa/e ed intraprendere un percorso riabilitativo è sicuramente il modo migliore per risolvere il problema.

Nel frattempo, vi svelo quali comportamenti sono utili e corretti e quali no in caso di mal di schiena, andando a sfatare diversi falsi miti sull’argomento!

  1. Non muoverti!
    Sbagliato, stare fermi in presenza di mal di schiena peggiora ulteriormente il problema. Quindi si al movimento, ma senza esagerare
  2. Stai a letto!
    Sbagliato, stare a letto equivale a non muoversi. Alzati e fai piccoli movimenti senza dolore
  3. Mettici sopra qualcosa di caldo!
    L’applicazione di calore spesso può essere controproducente. Fai piuttosto delle respirazioni profonde, ti aiuteranno di più
  4. Per il mal di schiena camminare fa bene, la bicicletta no!
    Mentre è dimostrato che il movimento è terapeutico, non ci sono evidenze che uno sport faccia meglio di un altro. E’ importante muoversi
  5. Ho avuto mal di schiena quindi adesso non prendo più pesi perchè possono farmelo tornare!
    Prendere pesi non ti farà tornare mal di schiena se avrai una muscolatura che ti sostenga nel prenderli. Durante la riabilitazione si fa anche esercizio terapeutico, che aiuta proprio in questo
  6. Dimagrisci e sei a posto!
    Il peso può essere un fattore di rischio per mal di schiena ma non è l’unico. Quindi, se perdere peso può essere utile per tanti fattori, non è l’unica cosa da fare per risolvere il problema
  7. L’alimentazione non c’entra nulla con il mal di schiena.
    Purtroppo non è cosi. L’alimentazione è fortemente correlata all’infiammazione.
  8. Ho avuto mal di schiena in passato, adesso ho paura di muovermi!
    Più mantieni la paura di muoverti più aumenti la rigidità dei movimenti che fai, e più movimenti eviti. Consulta un professionista che ti aiuti a muoverti in modo corretto!
  9. Mi hanno detto che con il materasso memory non avrò più mal di schiena.
    Magari fosse cosi facile! Il mal di schiena è un problema multifattoriale e va curato in modo multifattoriale, non esiste il letto magico e nemmeno il cuscino magico.
  10. E’ colpa della mia postura!
    Anche, certamente. Ma la postura per fortuna non è immutabile e non è sempre detto che sia la causa del problema. Parlane con un professionista!

Se ti è piaciuto l’articolo condividilo! Se invece vuoi maggiori chiarimenti contattami qui.

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Falsi miti sull’incontinenza

Bentrovati sulle mie pagine, oggi iniziamo a sfatare qualche mito sul pavimento pelvico.

Se fosse la prima volta che entrate nei miei canali, leggete che cos’è il pavimento pelvico qui!

  1. Perdere pipì dopo il parto è normale!
    No, non lo è. Può essere fisiologico nei primi giorni dopo il parto ma non oltre, poi bisogna valutare il pavimento pelvico e capire il perchè dell’incontinenza urinaria
  2. Perdere pipì dopo i sessant’anni è normale!
    Frase sentita da amiche, vicini di casa, a volte anche medico di base. Perdere urina non è normale, se succede c’è una disfunzione del pavimento pelvico
  3. Se fai gli esercizi di kegel ti passa l’incontinenza
    Non sempre! Gli esercizi di kegel non vanno bene per tutte, a volte addirittura peggiorano la situazione
  4. Se metti le palline di geisha risolvi l’incontinenza!
    Questa è come la 2, si sente un pò ovunque. Le palline di geisha non vanno bene per tutte a volte peggiorano il problema
  5. Se fai pilates ti passa l’incontinenza!
    No, pilates come yoga sono attività bellissime ma non sono specifiche per risolvere un problema come l’incontinenza
  6. Devo spingere per fare pipì!
    Spingere la pipì sforza il pavimento pelvico, che a lunga andare diventa debole
  7. Perdo urina perchè il mio pavimento pelvico è debole!
    Non è detto, potrebbe essere anche troppo rigido
  8. Ho male ai rapporti perchè non sono idratata!
    Non sempre, a volte il dolore ai rapporti è causato da una disfunzione del pavimento pelvico
  9. Non bevo, così non perdo urina!
    Non bere per non perdere urina è unitile oltre che dannoso per i reni
  10. L’incontinenza me la tengo, tanto non si risolve!
    Falso. La riabilitazione del pavimento pelvico serve proprio a questo

Questi sono solo alcuni dei tanti miti e luoghi comuni che circolano sul pavimento pelvico e che voglio iniziare a sfatare insieme a voi!

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